Cos'è la CO² supercritica?
Un fluido supercritico è caratterizzato da proprietà chimico-fisiche intermedie tra un liquido e un gas; in particolare proprietà solventi simili a quelle di un liquido e proprietà di trasporto comuni a quelle di un gas.

In termini generali i fluidi supercritici hanno proprietà intermedie a quelle di un gas e un liquido.
Cambiando la pressione e la temperatura del fluido, le proprietà caratteristiche possono essere avvicinate a quelle del fluido o del gas. A temperatura e pressione critica, liquido e vapore formano una fase omogenea in cui hanno la stessa densità e sono indistinguibili; la sostanza in questa fase viene definita come fluido allo stato supercritico (FSC).
Il sistema si trova dunque in uno stato intermedio tra liquido e vapore, e può passare ad uno stato aeriforme con l’abbassamento della temperatura e/o della pressione e ritornare allo stato supercritico aumentando nuovamente le due variabili.

L’elemento più utilizzato nei fluidi allo stato supercritico è la CO2.
La possibilità di modulare le proprietà del fluido supercritico mediante piccole variazioni della pressione e della temperatura può essere sfruttata per la sua utilizzazione come “solvente” di estrazione. A pressioni relativamente alte (100 – 200 bar) il fluido ha un potere solvente simile a quello dei solventi liquidi, mentre a pressioni più ridotte ha un comportamento tipico dei gas e di conseguenza esso rilascia il materiale che aveva solubilizzato in precedenza.

La CO2 allo stato supercritico si comporta come un ottimo solvente, per cui l’utilizzo della CO2 in sostituzione di solventi chimici ha un grande avvenire:
> il fluido impiegato è un gas non infiammabile avente una totale accettabilità ambientale ad un costo molto contenuto;
> le temperature operative ne fanno una tecnologia "fredda";
> le condizioni operative della CO2 supercritica sono compatibili con le esigenze dei composti biologici sensibili al calore;
> assenza di residui di processo da smaltire.

I vantaggi dell'estrazione con fluidi supercritici (rispetto all'estrazione con liquidi) risiedono soprattutto nella rapidità dell'operazione, date le basse viscosità ed alta diffusività dei fluidi supercritici. Le estrazioni possono essere rese selettive controllando pressione e temperatura ed il materiale estratto è facilmente recuperato abbassando la pressione, permettendo al fluido supercritico di ritornare alla fase gassosa ed evaporare senza lasciare tracce nell’estratto.

Per esempio, la CO2 supercritica è oggi utilizzata per l’estrazione di olio da semi come l’olio di mandorla, l’olio di germe di grano, l’olio di nocciola, ecc… Questi oli si distinguono nettamente dagli oli attualmente in commercio per il loro elevato grado di qualità, purezza e per la presenza di composti nobili quali gli antiossidanti. Tutto questo si traduce in un prodotto di gran lunga più costoso.

L’impiego di questa tecnologia nei processi di estrazione ha trovato notevole sviluppo negli ultimi anni a discapito delle tradizionali tecniche di estrazione perché fornisce un’ottima selettività e un’alta penetrabilità all’interno della matrice solida e un rapido grado di estrazione.

Il progetto
Il progetto, frutto di un’idea del laboratorio cosmetico AMBADUÉ e portato avanti in collaborazione con l’Università di Chimica di Torino, ha previsto l’estrazione di questo principio innovativo da un residuo alimentare (scarto della fermentazione della birra). Il suo recupero è stato ottimizzato mediante la tecnologia di estrazione, altamente selettiva, della CO ² supercritica*, solvente GRAS (Generally Recognized As Safe) per l’alta ecocompatibilità e per l’assenza di tracce nell’oleolita finale.

Il prodotto che contiene le sostanze estratte con la CO² supercritica si chiama Golden Oil Luxurious Transformation